Negli anni ottanta era iniziata l’abitudine di tramutare in cartone seriale, personaggi famosi dei videogame. Anche se il “gaming” non erano diffuso come nei nostri giorni, il richiamo verso i pixel stava diventando molto forte e coinvolgeva tanti giovani, incluso il sottoscritto.

Davanti ai miei occhi ho visto convertiti in celluloide giochi come Pac Man, Mario Bross, Zelda e Link. Alcuni di questi sono diventati dei meme, altri si sono dimenticati.

Serie Animate e Videogame sono due forme di comunicazioni inavvicinabili ed è impossibile farne un confronto, due modi di raccontare una storia che però sono in grado di convivere. Non si può dire lo stesso però per quello che è accaduto con Dragon’s Lair: il capostipite dei Laser Game che ha lanciato una moda, finita in poco tempo.
Essendo una sorta di Cartone Interattivo sembrava dovuta una trasposizione in serie animata, magari creata dallo stesso Don Bluth che ha diretto la parte artistica del gioco. Purtroppo non è andata così.

Lo sguardo di Singe è qualcosa di raccapricciante.

La serie è stata prodotta da Ruby-Spears_Productions, conosciuta in Italia per Scooby-Doo e Scuola di Polizia. Il loro lavoro non si discosta molto dalle altre produzioni e confrontato con l’opera di Bluth, perde molto in stile, animazione e colori.
La storia si avvicinava molto a quella del gioco e si risolve con un lieto fine alla fine di ogni puntata.
Per avvicinarsi alla filosofia del videogame, durante storia Dirk si trovava in mezzo delle scelte sulle azioni da compiere, sulle quali lo spettatore non aveva controllo, però poteva vederne gli esiti fatali per l’eroe.
Inutile dire che l’opzione finale intrapresa dal prode Sir John (nella versione italiana si chiamava così) era sempre quella giusta.

I tempi televisivi erano stretti i costi dovevano essere contenuti, chi faceva cartoni per la televisione lo sapeva e doveva sviluppare cartoni di bassa/media qualità in tempi accettabili e economici, rosicchiando frame di animazione, disegnando sfondi scarni e eliminando dettagli sui personaggi in primo piano. Non è certo da biasimare lo studio di produzione o gli artisti dietro alla creazione di questo tipo di prodotti. E’ una lotta di interessi che può riassumersi con il detto: Massima resa con il minimo sforzo.

Per rendere l’idea, ho creato dei confronti con il videogioco e la prima puntata della serie intitolata: The Tale of the Enchanted Gift.
In questo episodio vengono riproposte (male) alcune prove affrontate originariamente da Dirk nel gioco:

A Sinistra il Laser-Game a destra il Cartone Semi-Animato.
Scusi, a che piano va?
A sinistra il Castello di Singe a destra il Condominio di Singe.
A caval Disegnato, non si guarda in bocca.
Il combattimento goffo e impacciato di Dirk viene mantenuto fedelmente, cambiano in peggio le animazioni, che in questi screenshot non si possono vedere. Fortuna per voi.
Come parare una fiammata di drago, con il piatto di una spada.
A sinistra: la versione per ragazzi il vestito di Daphne è molto audace e poco regale.
A destra: la versione per bambini dove la principessa è coperta più possibile e, per quello che mi riguarda, può anche essere un uomo con la parrucca.
A sinistra Il finale del gioco: Daphne bacia affettuosamente sulla guancia Dirk e scatta l’amore.
A destra Il finale della puntata: Dirk fa vedere il suo uccello alla principessa e scatta l’amore.
Fine.
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Fabio Basso

Published by Fabio Basso

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