Non è piaciuta molto ai fans la nuova traduzione del Libro de:”La Compagnia dell’Anello”, edita da Bonpiani e uscita in questi giorni.
Nella nuova edizione sono stati modificati alcuni nomi, ad esempio; i Raminghi sono spariti in favore dei Forestali, la locanda del Puledro impennato è diventata la Locanda del Cavallino Inalberato.
Purtroppo, non avendo letto questa nuova versione, non sono in grado di analizzarla opportunamente per scriverne qualche riflessione e confrontarla con quella precedente.
L’unico modo per svecchiare efficacemente la storia dalle vetuste edizioni precedenti è affidare l’intera traduzione al sottoscritto, che non ha nessuna competenza in merito e conosce l’inglese in modo approssimativo, giusto quello che serve per avanzare nella schermata dei titoli di un videogioco.
Ho giusto scritto alcuni passaggi del libro che ho rinominato:”Il Lord dei Anelli“, per dimostrarvi il mio stile di traduzione:

La Poesia dell’Anello

Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che sbirluccica
Sette ai Principi dei Nani che ci hanno la casa sotto,
Nove agli Uomini Mortali sfigati più che mai
Uno per l’Oscuro Tipo dentro il caseggiato,
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra rulla.
Un Anello per domarli, un Anello per googlarli,
Un Anello per acchiapparli e nel buio spoilerarli,
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra fa le vasche.

Galdalf Spiega l’Anello a Frodo

Disse Gandalf. «Non sai ancora qual è il vero pericolo; ma presto lo conoscerai. Io stesso ero nabbo l’ultima volta che sono venuto qui da te, ma col tempo ho confermato le mie teorie: escimi l’anello un secondo».
Frodo lo tirò fuori dalla tasca, dov’era linkato ad una catenella fissata alla cintura. Lo consegnò lentamente allo stregone.
Era diventato all’improvviso pesante, come se rifiutasse di essere toccato da Gandalf o come se Frodo stesso fosse scazzato.
Gandalf lo guardò alla luce, sembrava fatto di oro puro a duecento piotte.
«Ci vedi scritto qualcosa?», chiese. «Non vedo un cazzo», rispose Frodo.
«Non c’è assolutamente niente. E’ del tutto liscio e non troverai né un graffio né un difetto, ora osserva attentamente!», e lo stregone lo lanciò all’improvviso nel mezzo dei tizzoni incandescenti del camino, con sommo stupore e rammarico di Frodo, che con un grido si slanciò per afferrarlo; ma Gandalf lo trattenne. «Stoppati!», ordinò severo, lanciando una rapida occhiata a Frodo.
L’anello non subì alcuna trasformazione.
Dopo Gandalf si alzò, chiuse le imposte e tirò le tende.
La stanza diventò scura e silenziosa, per un attimo lo stregone rimase muto fissando il fuoco, quindi dopo essersi chinato per prendere l’anello con la pinza e posarlo davanti al camino, lo raccolse.
Frodo tirò un grido, «”Che c’è, scotta?”» Domandò.
«No no è freddo», lo rassicurò Gandalf. «Prendilo».
Frodo tese una mano riluttante: l’anello sembrava più spesso e pesante che mai.
«Guardalo da vicino!», disse Gandalf.
Frodo fece come diceva lo stregone, e vide delle linee finissime tutto intorno all’anello, sia all’interno che all’esterno: linee di fuoco che sbirluccicavano luminose e incandescenti, eppur remote, come se scolpite da demoni talmente bravi, che spostati.

Frodo vuole dare l’Anello a Galadriel

«Sei saggia, intrepida e gnocca Dama Galadriel», disse Frodo.
«Io ti darò l’Unico Anello, se me lo chiedi. E’ una missione di livello troppo alto per essere affidata a me».
Galadriel rise, d’un riso improvviso e limpido.
«Saggia è forse Dama Galadriel», disse, «Non nego che il mio cuore ha desiderato chiederti quel che ora tu mi offri. Per molti anni ho rimuginato ciò che avrei fatto se quell’Anello fosse venuto come drop, e meraviglia! ora a è portata di mano, ed ora infine tu shareresti l’Anello di tua iniziativa! Al posto dell’Oscuro Signore vuoi addare una Regina. Ed io non sarò dark, ma fregna e terribile come la Mattina e la Notte! Splendida come il Mare ed il Sole e la Neve sulla Montagne! Stronza come i Fulmini e la Tempesta! Più cazzuta delle fondamenta della terra. Tutti mi loveranno, disperandosi!». Alzò una mano e l’anello che portava irradiò una luce che illuminava solo lei, lasciando buio tutto il resto del mondo.
In piedi innanzi a Frodo pareva adesso immensamente alta, e il fascino della sua bellezza da tronista era insostenibile. Ma poi lasciò ricadere il braccio, e la luce scomparve, improvvisamente rise e si svaccò: tornò ad essere un’anoressica donna elfica, vestita di semplice bianco, dalla voce petalosa e triste.
«Ho superato il test», disse. «Verrò nerfata, me ne andrò all’Ovest, e rimarrò Galadriel»
«Mai una gioia» Disse Frodo.

Il Party dell’Anello di fronte al Gate per Moria

«Perché ci hai dunque portati in questo posto del cazzo?», gridò Boromir, guardandosi dietro e rabbrividendo alla vista delle cupe acque. «Ci hai detto che attraversasti una volta le Miniere. Come hai fatto, se non sapevi come entrare?».
«potrai cazziarmi dopo che le mie azioni sono risultate inutili» disse lo stregone «Pensi io sia un cazzaro? Non entrai da questa parte, venivo dall’Est, queste porte si aprono verso l’esterno, da dentro le puoi spalancare come vuoi, da fuori le aprirà solo la password. E’ impossibile forzarle verso l’interno».
«Che vuoi fare?», chiese Pipino, per niente scoraggiato dalla supercazzola dello stregone.
«Colpire le porte con la tua testa, Peregrino Tuc», disse Gandalf. «Ma se ciò non le frantuma, mi sarà concesso un poco di pace dalle domande sciocche e cercherò le password».
In quell’istante il vento portò da lontano alle loro orecchie l’ululato dei lupi. Bill il pony s’impennò impaurito, e Sam con un balzo gli fu accanto, tamandolo dolcemente. «Non farlo scappare!», disse Boromir. «Avremo ancora bisogno di lui, se i lupi non ci trovano prima. Come odio questo schifoso stagno!».
Si chinò e raccolse un grosso sasso che lanciò nelle acque oscure. Il sasso scomparve con un debole “splash”.
Grandi anelli di onde si formarono in superficie nel punto ove la pietra era caduta, e si avvicinarono lentamente ai piedi delle rupi. «Ma che davvero?», disse Frodo. «Odio anch’io questo posto e mi sto cagando addosso. Ho paura dello stagno, Fratè non rompergli i coglioni!».
«Se soltanto potessimo leftare!», disse Merry. «Perché Gandalf se la mena?», disse Pipino. Gandalf non si curava di loro. Era seduto con la testa china, per la disperazione o per qualche sega mentale. Le increspature dell’acqua si avvicinavano; alcune lambivano la riva.
Con una mossa che fece trasalire tutta il Party, lo stregone scattò in piedi, ridendo «Minchia!», gridò. «Certo! Certo! Troppo semplice, come tutti gli enigmi, una volta letta la soluzione».
Raccolse il bastone e si rizzò davanti alla rupe, dicendo con voce limpida: Mellon!
Apparvero i contorni di una grande porta, di cui prima non era visibile alcuna fessura. Si divise lentamente nel mezzo, e si aprì verso l’esterno, finché i due battenti poggiarono contro la rupe.
Dall’apertura si poteva intravedere una scala buia arrampicarsi ripida; ma oltre i primi gradini l’oscurità non si vedeva una minchia.
Il Party guardava allibito. «Avevo torto, dopo tutto», disse Gandalf, «La parola chiave era innanzi a noi, scritta sull’arco! La traduzione avrebbe dovuto essere: Dite «Amici», ed entrate. Era sufficiente che pronunziassi la parola elfica che sta per amici, per triggerare la porta.
Ma in quel momento accadde il bordello. Frodo si sentì afferrare una caviglia, e cadde gridando. Bill il pony nitrì selvaggiamente di terrore e fuggì a rotta di collo verso casa di Dio.
Gli altri, voltatisi d’un tratto, videro ribollire le acque del lago come se una marea di serpenti giungesse surfando da sud. Dallo stagno era strisciato fuori un lungo tentacolo verde pallido. La sua punta teneva stretto il piede di Frodo, e lo trascinava nell’acqua. Sam lì accanto lo stava pugnalando. Il tentacolo lasciò la presa, e Sam tirò via Frodo, chiamando aiuto.
Un fottio di tentacoli emersero dalle onde «Nel cancello! Su per le scale minchia!», gridò Gandalf, e con un balzo tornò indietro.
Just in time. Sam e Frodo erano saliti solo di un paio di gradini, e Gandalf stava incominciando ad arrampicarsi, quando i tentacoli attraversarono la riva, per tastare la parete rocciosa ed i battenti della porta.
Uno di essi si dimenò sulla soglia, luccicoso al chiarore lunare. Gandalf si voltò, fermandosi un attimo. Stava riflettendo sulla password da adoperare per richiudere il cancello, anche se non sarebbe servito a un cazzo.
Un’infinità di braccia avvinghianti afferrò la porta da ambedue i lati, e con orribile forza la richiuse. I battenti sbatacchiati echeggiarono con fracasso, e tutto scomparve alla vista.
Il party rimase al buio cercando di non tiltare.

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Fabio Basso

Published by Fabio Basso

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