A pensare male, si fa sempre prima.

Sul un tavolo c’è un bicchiere riempito a metà di acqua e, asseconda di chi lo vede, cambia la percezione di quel contenitore.
Gli ottimisti lo vedono mezzo pieno
I pessimisti lo vedono mezzo vuoto
Strano che in questo contesto non vengano mai inseriti i realisti che vedrebbero il bicchiere riempito con un 50% di acqua e un 50% di aria. Comunque l’aria non sarebbe considerata più di tanto, visto che non la bevono.

Questa efficace metafora viene spesso usata per confrontare tra loro il pensiero di ottimisti e pessimisti.
Serve anche a ricordare che l’eccesso di uno dei due comportamenti porti a una abbassamento di qualità della vita o alla rovina, in alcuni casi. Possiamo perdere molto sia nell’essere eccessivamente positivi che nell’essere incredibilmente catastrofici.

Per vedere il modo in maniera oggettiva serve una chimica bilanciata di entrambe le correnti di pensiero, senza che una prevarichi sull’altra. Certo sarebbe una bella conquista intellettuale, non farsi influenzare da pensieri faziosi.
Nell’ambiente in cui solitamente vivo ho verificato con riaccertato contegno che le persone sono tendenzialmente portate più a essere pessimiste, che il contrario.
La colpa certo non è solo da imputare allo stato sociale, al mondo del lavoro, alla situazione sentimentale, all’educazione. Certo anche loro possono peggiorare la situazione che tende a portare atteggiamenti negativi.

Non ci vuole molto a capire che per diventare un pessimista servono meno energie mentali che diventare propositivo.
Basta un poco di svogliatezza psicologica e si indossano occhiali in cui tutto diventa di merda.

Un cervello pigro raccoglie i dettagli minori della propria esistenza, i momenti più bui senza criticare nessuno di questi, senza metterli a confronto con i propri successi o con la realtà.
Nasce quindi una voce che continua a ripetere che non siamo all’altezza, che andrà tutto per il verso sbagliato e la lasciamo blaterare senza mai contraddirla.

Nella quotidianità di tutti giorni, questa petulante chiacchiericcio è sempre pronta a scatenare un sermone apocalittico:

Leggete sul giornale di un attentato terroristico che ha causato xxx vittime?
Eccola che inizia a blaterare:“I Terroristi ci uccideranno tutti!, non si può più viaggiare!, che mondo di merda!”. Per fermarla basta andarsi a leggere qualche statistica, giusto per informarsi e accorgersi che ne ammazza più il fumo che gli estremisti religiosi.

Perché sbattersi in puntigliosi e pertinenti ragionamenti, quando bastano pochi dettagli, per tradurli in una comoda e catastrofica conclusione?

Non si trova più il telecomando?
Troppa fatica ricordarsi i nostri ultimi movimenti che abbiamo fatto in casa o dell’ultima volta che lo abbiamo usato.
Si sarà perso e ora vallo a cercare!
Ne compro uno enorme e fluorescente, con la funzione che quando lo cerco, basta urlare il suo nome che questo esplode, per vedere dove cazzo l’ho messo.

Il Lavoro va male?
E’ faticoso cercare le cause che hanno portato a un simile deterioramento, che sicuramente incidono e hanno sempre inciso su qualsiasi attività lavorativa svolta.
Va male e basta, tanto è un lavoro di merda, di una vita di merda. Fanculo tutti e vado a vendere il culo alle cascine! 

Le previsioni meteorologiche per domani danno acqua, in una regione in cui la precipitazione annuale si attesta sui 1,2 millimetri scarsi.
Arriva un tornado a cavallo di uno tsunami che stermina tutte le case. Non porto neanche l’ombrello tanto a che cazzo serve.

Un vostro amico vi confida che si sposa con la sua fidanzata, con cui convive da ben otto anni.
Tanto tra sei mesi divorziano.

Esce il nuovo film d’Azione di Lepoldo Jhonblown con l’attore Matt Cazzimiro.
Tanto fa cagare come tutti gli altri!
Nonostante lo schifo, si continua a andarlo a vedere al cinema.

Uscire da questa pigrizia mentale non è per niente facile e sinceramente non saprei cosa scrivere per aiutare chi ne è affetto.
Non sarebbe certo sbagliato praticare, quotidianamente, della sana autocritica. Giusto per arrivare a vedere cosa stiamo sbagliando nella nostra vita e capire, finalmente, dove abbiamo messo quello stramaledetto telecomando.

 

 

 

Photo by manu schwendener on Unsplash

Published by Fabio Basso

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